Può una rondine essere già qui?

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Testo: Può una rondine essere già qui?
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Quando a fine inverno vediamo la prima rondine sfrecciare sopra i tetti, non stiamo solo osservando un segno di primavera: stiamo assistendo alla conclusione di un lungo viaggio.
Un viaggio che parla di resistenza, memoria e capacità di orientarsi attraverso continenti interi.
Le rondini (Hirundo rustica) passano l’inverno nell’Africa centro meridionale, tra Nigeria, Camerun e Repubblica Centrafricana.
Da lì, tra febbraio e aprile, iniziano una migrazione che le porta a superare il Sahara, attraversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa.
Il loro arrivo in Italia segue un calendario piuttosto preciso:
Sud Italia: fine febbraio – metà marzo
Centro Italia: metà – fine marzo
Nord Italia: fine marzo – metà aprile
Negli ultimi decenni, infatti, gli ornitologi hanno notato un fenomeno evidente: le rondini arrivano 1–2 settimane prima rispetto al passato. 
Le segnalazioni di fine febbraio, un tempo rare, oggi sono sempre più frequenti.
Il motivo principale è il riscaldamento globale, che rende gli inverni europei più miti e anticipa la comparsa degli insetti, il loro cibo principale.
Il picco della migrazione si concentra tra la seconda metà di marzo e la prima metà di aprile.
È in queste settimane che i cieli italiani si riempiono di voli acrobatici e cinguettii.
Poco dopo, tra fine aprile e inizio maggio, iniziano le prime covate.
Tutti gli uccelli migratori sono vere sentinelle ecologiche: osservare i loro ritmi significa capire come il clima stia cambiando e quali conseguenze questo avrà anche per altre specie, compresa la nostra.
Ogni primavera milioni di uccelli africani raggiungono l’Europa per riprodursi.
Il loro viaggio è regolato da un sincronismo perfetto: arrivare quando gli insetti, indispensabili per nutrire i piccoli, sono più abbondanti.
Ma non tutte le specie riescono ad adattarsi alla rapidità del cambiamento climatico.
I dati del progetto Piccole Isole di ISPRA – 29 anni di monitoraggi, 223.000 individui, 6 specie – mostrano che il 66% delle specie studiate anticipa la migrazione in modo molto lento o quasi nullo. Beccafico, Cannaiola, Usignolo e Torcicollo faticano ad adeguarsi; altre, come la Balia nera e il Codirosso comune, mostrano una maggiore capacità di reagire.
Le specie che non riescono ad anticipare la migrazione sono anche quelle che stanno diminuendo di più: arrivare tardi significa trovare meno cibo, crescere pulli più deboli e avere meno successo riproduttivo. Nel lungo periodo, questo porta al declino delle popolazioni.
Le analisi più recenti indicano che il calo dei migratori europei continua e potrebbe peggiorare nei prossimi decenni.
Se la tendenza non cambierà, gli esperti prevedono diminuzioni drastiche, estinzioni locali e una contrazione degli areali di nidificazione.
Per monitorare questi cambiamenti, ISPRA ha sviluppato l’Indice di variazione della data di migrazione primaverile, uno strumento che permette di misurare quanto rapidamente le diverse specie riescano ad adattarsi al clima che cambia.
Oggi include sei specie, ma verrà ampliato per offrire un quadro ancora più completo dei migratori trans-sahariani europei.



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